non-passato potrebbe sembrare un termine strano, ma e’ solo un nome per raggruppare il presente di verbi imperfettivi ed il futuro di verbi perfettivi.

Infatti, in polacco viene usata una forma di presente per entrambi i tempi, quindi ha senso metterli insieme.

Molti libri di grammatica usano altre metodologie, ma la versione passato/non-passato/futuro ha abbastanza senso, e non e’ inventata.

Il non-passato si usa per esprimere:

  • un’azione che si compie in questo momento, ex. “mangio una mela”
  • un’azione continuativa, ex.: “studio polacco da tre anni”
  • un’azione che accadrà con certezza/in un futuro molto prossimo, ex.: “fra poco arriva la mia ragazza”

I primi due esempi hanno aspetto imperfettivo ed andra’ usato un verbo imperfettivo, mentre nell’ultimo caso si scegliera’ un verbo perfettivo (notare come l’ultima frase abbia un significato futuro).

Come si forma il non-passato polacco

Persone

Come in italiano e come nel passato e futuro, ogni persona (ja, ty, on/ona/ono, my, wy, oni/one) ha una desinenza diversa all’interno del verbo.

Radice

Per ogni verbo bisogna trovare la radice, e quindi applicare le varie desinenze.

Desinenze

Ci sono poi diversi metodi per cercare una regola che ci permetta di intuire quali sono queste desinenze per ogni singolo verbo.

In genere questo viene fatto raggruppando i verbi in 3-4 gruppi (a volte con 3-4 sottogruppi ciascuno), con ognuno le sue desinenze.

La regola piu’ semplice (e comune) per capire a quale gruppo appartiene un verbo e’  in base alla loro forma all’infinito. Pero’, ci sono talmente tante eccezioni che questo crea piu’ problemi che altro.

Conviene quindi rassegnarsi ed usare l’unica regola sicura–come insegna Polish Grammar in a Nutshell di Oscar E. Swan:

For each infinitive, one must also learn the 1st person and 2nd person singular forms of the present. The other forms of the present tense can be predicted from these two forms.

Quindi, in pratica bisogna imparare l’infinito, la prima singolare e la seconda singolare. Con questa informazione e’ possibile capire con certezza a quale gruppo appartiene un verbo.

Inoltre, ci permette di gestire virtualmente tutte le eccezioni con una semplice regola: se la radice cambia tra la 1a e la 2a persona, la 3a plurale avra’ la stessa radice della 1a singolare, mentre le altre seguiranno la radice della seconda singolare (vedi esempio sotto).

Gruppo 1 (verbi in -ę –esz)

Gruppo 2 (verbi in -ę –y/isz, infinito in –y/ić or –eć)

Gruppo 3 (verbi in -am –asz, infinito in –ać)

Gruppo 4 (verbi in –em –esz)